05.03.2026 – Bellinzona
di Ariele
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Non è un paese per giovani. Non è un paese per giovani perché, nonostante anni di ininterrotto attivismo, la politica continua inesorabilmente a trascurarci. Non è un paese per giovani perché non solo siamo sottorappresentati in politica, ma anche e soprattutto perché le nostre esigenze sono completamente ignorate dalla politica, se non addirittura tacciate come “vizi” o “capricci”. Non è un paese per giovani perché le poche politiche giovanili esistenti sono di facciata e inefficaci. Abbiamo in più occasioni dimostrato di essere una delle generazioni più attive a livello politico della storia, eppure una delle meno attive a livello istituzionale. Questo dovrebbe far riflettere: non abbiamo fiducia nelle istituzioni, non ci sentiamo rappresentati da esse. E ne abbiamo tutte le ragioni. Per esempio, dal 2019 in poi ci siamo mobilitati in migliaia per chiedere un’azione politica contro la crisi climatica. Una mobilitazione senza precedenti, che ha coinvolto una percentuale enorme della nostra generazione. Eppure, la politica si è limitata a usarci come slogan, come verniciatura, senza tuttavia degnarci del minimo ascolto, arrivando spesso anche a criticare. L’ennesimo evento che ci ha sfiduciati: non c’è da sorprendersi che sempre meno giovani cerchino un dialogo impossibile con la politica. Non se ne parla, ma è probabilmente la più grande sconfitta della democrazia avvenuta in Svizzera negli ultimi decenni. Sappiamo di essere fortunati ad essere nati in Svizzera, ma questo non giustifica in alcun modo un comportamento disinteressato e opportunistico da parte della politica nei nostri confronti. Anzi, proprio perché siamo un paese così “ben funzionante”, tale trascuratezza assume una gravità ancora maggiore.
Non è un paese per giovani, ma nonostante tutto questo venerdì 13 marzo torniamo in piazza con una semplice, ma importantissima, rivendicazione: vivere. Scendiamo in piazza chiedendo che finalmente la nostra politica reagisca di fronte alla più grande crisi che l’umanità abbia mai affrontato.
Torniamo in piazza con la speranza, sempre più frivola ma pur sempre presente, di non essere destinati a vivere in un paese che ci rinnega e che non ci appartiene, come invece è stato per Ed Tom Bell – il “vecchio” di Non è un paese per vecchi. Torniamo in piazza perché alcuni di noi ancora credono che questo paese possa, nonostante tutto e con molto lavoro, diventare un paese anche per noi giovani.



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